Qual è l ‘interpretazione più comune del disagio interiore ed emotivo? Cosa si pensa in automatico quando il cervello va in loop su un pensiero da cui non riusciamo a uscire perchè magari siamo davanti a un bivio o perché magari dobbiamo licenziare un dipendente o capire qual’è la facoltà della nostra vita e allora l’insicurezza, l’ansia, l’incertezza ci vengono a trovare? In generale li vediamo come ‘’ anomalie’’ rispetto al ’’funzionamento normale’’ della psiche, rispetto cioè all’idea standard di ‘’come devono andare le cose nella mente’’. Ma se i disagi sono anomalie, cioè errori, chi ne soffre finirà per pensare così <<Ho l’ansia quindi sono sbagliato, c’è qualcosa che non va in me>>; <<sono pieno di paure quindi non sono abbastanza forte>>; <<Ho pensieri strani quindi non sono un buon imprenditore>>.Siamo tutti immersi in una cultura razionalista secondo cui anche la psiche non è che un meccanismo che ‘’deve funzionare’’. Questo spiega anche il secondo automatismo, cioè la ricerca immediata di una spiegazione all’anomalia, una causa collocata nel tempo, in genere al passato: <<Sono insicuro perché da piccolo non mi hanno amato…>>
Automatismi malatiIntendere i disagi come errori dovuti ad una causa porta al terzo automatismo: cercare di intervenire per ‘’eliminare il problema’’ e per ‘’tornare come prima’’ : <<Devo sforzarmi di cambiare, devo sistemare le cose, devo correggere ciò che c’è di sbagliato>>.Paradossalmente, proprio individuare nel passato, negli eventi o nei traumi subiti o immaginati, la causa di un disagio presente, rende impossibile intervenire: non si può certo viaggiare nel tempo e anzi, ogni ragionamento sul passato- che di per sé non esiste più- è proprio ciò che lo fa rivivere. Queste tre reazioni automatiche si basano su un presupposto: chiamiamo ‘’risolvere’’ ciò che invece è il tentativo di cancellare una macchia che disturba l’immagine che ci siamo fatti di noi stessi e con cui siamo identificati: sicuri, equilibrati, felici, realizzati, forti, buoni…E se fosse quell’immagine la vera malattia, e il disagio fosse il primo tentavo di richiesta di aiuto che l’anima mette in campo?
Il tuo viaggio unicoProviamo a cambiare prospettiva: non potrai mai trovare benessere pace e centratura finchè sarai in lotta con te stesso, dicendoti come devi essere sulla base di modelli esterni rigidi e preconfezionati. Aumenti solo il dolore. I disagi passano, semmai, quando smetti di pensare che siano una malattia da eliminare. Quando accetti che abbiano senso. Il disagio, questo bisogna capire, è tuo, lo crei tu!
Qualcosa dentro di te ti manda questo dolore. Non è un numero in statistica, non è un ‘’panico come tutti gli altri’’, ‘’una fase di down come tante’’ : è ‘’speciale’’ perché riguarda solo te. Non esistono in realtà due disagi identici, perché si tratta di un viaggio che ognuno deve percorrere in autonomia. Il disagio non è mai ‘’in generale’’, è sempre ‘’ per te’’: puo’ essere la svolta di tutta la tua vita e arriva sempre per generare qualcosa di te che non conosci.
I tuoi alleati
- ACCETTAREche il disagio abbia un senso per la tua vita: arriva per parlarti, a te, a nessun altro
- PERCEPIREil disagio senza combatterlo: fare spazio al dolore con una percezione senza pensieri o commenti è il farmaco più potente.
- SPOSTAREl’attenzione su ciò che sta fiorendo: anche mentre stai soffrendo, un lato di te vuole gioire. Anzi spesso i disagi arrivano proprio perché da troppo tempo non dai spazio a quel lato.
PRONTO SOCCORSO
Gli errori da non fare quando stai male con te stesso
- PARLARNE A TUTTInessuno puo’ vivere al tuo posto e i consigli esterni rischiano sempre di ricalcare luoghi comuni, proprio il contrario di quanto ti serve per ritrovare la tua direzione autentica.
- CERCARE UNA CAUSAnel passato significa trattare subito il disagio emotivo come un nemico che piomba nella tua vita dall ‘esterno. Ma non è mai una sfortuna che ti è capitata, è un parto del tuo mondo interiore.
- VOLER INTERVENIRE,voler prendere decisioni, cercare soluzioni per eliminarlo è l ‘atteggiamento più sbagliato: considerarlo un’anomalia da estirpare è il modo per non ascoltarlo e renderlo cronico.